A proposito dei Rom

Il termine ROM o RROM

bandiera-romQuando si parla di “Zingaro/Zigeuner/Tsigane/ Țigan/Anthiganoi”, “Gypsy/Gitanos” e simili, sono dei termini che nei secoli sono stati attribuiti nei rispettivi paesi a diversi gruppi umani di origini molto diverse e senza alcuna relazione tra loro (una setta religiosa, cristiani in fuga dall’Egitto o dal “Piccolo Egitto”, alcuni gruppi di Rom, comunità nomadi, gruppi di predoni, vagabondi senza fissa dimora, ecc.). Questi appellativi si riferiscono attualmente alle comunità rom e hanno assunto in tutte le lingue una forte connotazione dispregiativa.

La denominazione “nomadi” è invece sostanzialmente imprecisa ed è indicativa solo per una minima parte delle comunità, essendo quasi tutti i rom stanziali da molti secoli in tutti i paesi europei e non solo. I recenti fenomeni migratori sono difatti riconducibili, come per la maggior parte degli immigrati, a necessità economiche o alla fuga da situazioni di guerra o violenza.

Nel 1° congresso del 1971 a Londra il Congresso Mondiale dei Rom, ha stabilito come denominazione ufficiale il nome “Rom”, letteralmente “uomo” o “popolo degli uomini”, inclusivo di tutti i gruppi variamente denominati e presenti nel mondo (Sinti, Manouches, Kalderash, Lovara, Romanìchéls, Vlax, Domari, Nawar, Yéniches, Kalé ecc..). Il giorno in cui si svolse il congresso, l’8 aprile, divenne la giornata internazionale dei Rom festeggiata in tutto il modo. Durante il congresso si scelse come inno nazionale “Djelem Djelem”, composto nel 1969 da Zarko Jovanovic, e la bandiera Romanì, una ruota indiana rossa su sfondo per metà verde, a simboleggiare la terra coperta d’erba, e per metà azzurra, a simboleggiare gli spazi infiniti del cielo.

Il Congresso Mondiale dei Rom (I.R.U. – International Romanì Union) è un’organizzazione non governativa riconosciuta come componente del Consiglio d’Europa dal 1972, come ente consultivo dell’UNESCO nel 1979, come ONG dall’UNICEF nel 1986, come ente consultivo dall’ONU nel 1993.

Chi sono i Rom ?

Il popolo rom é un insieme di gruppi familiari, di comunità, che differiscono nella lingua, la religione,despreromii i costumi e le usanze, ma che tuttavia condividono una storia comune, dei valori e un’organizzazione sociale comparabili. Altre caratteristiche comuni a queste popolazioni sono l’uso di una lingua (il romanès) a carattere essenzialmente orale e composta di diversi dialetti; un’organizzazione di tipo familiare e per certi strutturata sulla mobilità; una tradizione di attività indipendenti e polivalenti; una spiccata solidarietà familiare. La storia e le culture di questi gruppi sono circondate di pregiudizi e stereotipi, avvolte per secoli nelle leggende e nei miti e rimangono tutt’ora incerte le loro origini. Alcuni linguisti fanno risalire le loro origini ad una regione del nord dell’India, da cui sarebbero emigrati per ragioni sconosciute nel lontano XI secolo. Tuttavia altri universitari e storici non concordano con questa ipotesi.

Le prime tracce dei Rom in Europa risalgono al XII secolo, quando piccoli gruppi cominciarono a stanziarsi nell’attuale Grecia e nei Balcani. All’inizio del XIV secolo la loro presenza si fa sempre più numerosa e dal 1386 delle famiglie furono ridotte in servitù nelle regioni della Moldavia e Valachia, una costrizione che duro’ ben 500 anni. Nel XVI secolo la presenza di gruppi rom é appurata in tutti i paesi europei: in questo periodo, alcuni si stanziarono definitivamente, altri deambularono di regione in regione: pellegrini, commercianti ambulanti, artigiani.

sclavi_tiganestiDal loro arrivo in Europa, i Rom furono allo stesso tempo perseguiti e tollerati come una sorta di camalità naturale ricorrente e familiare. I tentativi dei diversi stati di risolvere la “questione rom” presero le forme classiche dell’esclusione, della reclusione, dell’inclusione attraverso l’assimilazione o attraverso lo sterminio. Malgrado la messa in opera di queste politiche per secoli, é chiaro per i governi dell’Europa dell Est e dell’Ovest che il “problema” persiste.

Nel corso del 1900, gli Stati europei industrializzati costruiscono un arsenale giuridico e amministrativo per proteggersi contro “zingari e altri vagabondi”. La “questione zingara” diventa specialmente in Germania un dibattito politico legato alla preoccupazione locale del controllo biologico delle popolazioni. Gli ideologi della “nuova scienza” s’ingegnano a provare che i Rom non sono solamente degli asociali, dei “criminali irrecuparabili”, ma anche il frutto di tutte le “razze inferiori”. La follia tedesca sfocio’ nell’internamento dei Rom nei campi di concentreamento, ridotti a lavori forzati, all’abominio degli esperimenti umani, al massacro collettivo. Ancora oggi, é incerto il numero di vittime, ma si parla di più di 500 000 persone.

A partire degli anni ’90, l’opinione internazionale riscopre dell’esistenza di un popolo che credeva scomparso. Le migliaia di Rom che lasciarono i paesi dell’Est per dirigersi verso i paesi industrializzati, e soprattutto in Germania, hanno risvegliato un nuovo sentimento europeo anti-rom che si unisce alle politiche sempre più restrittive nei confronti degli stranieri. La “questione rom” é al centro delle politiche europee e nazionali e una serie di risoluzioni sono state prese dal Consiglio Europeo riguardanti l’educazione, l’assistenza e la circolazione dei Rom all’interno della Comunità Europea. Queste decisioni hanno sollevato una grande speranza nelle famiglie, ma in realtà le politiche europee entrano in conflitto con delle situazioni a livello nazionale ben più repressive.

 La lingua romanì

La lingua rom, il romanì, é di origine indiana. Deriva dal sanscrito e si avvicina alle principali linguelimba_romanes parlate oggi nel nord dell’India e del Pakistan. Nel corso di secoli di peregrinazioni si é ramificata e modificata a seconda delle culture incontrate lungo il cammino. Da mille anni, il romanì si é modellato e trasformato in funzione dell’esperienza storica dei suoi locutori, dando così luce a diversi dialetti. Questi si distinguono per delle differenze fonologiche e morfologiche e riflettono l’identità di ciascun gruppo familiale. La lingua riveste infatti non soltanto un ruolo comunicativo, ma anche un mezzo di identificazione collettiva, vettore di emozioni e sentimenti.

La comprensione perfetta tra gli interlocutori che utilizzano un altro dialetto non é sempre necessaria. I rom sono spesso bilingue o multilingue e se c’é la volontà di farsi capire, ciascuno utilizzerà altre parole e dei sinonimi, attenuando gli accenti o utilizzando un’altra lingua, come per esempio quella del paese in cui si trovano.

Bisogna anche sottolineare che il romanì é una lingua orale, trasmessa di generazione in generazione e carica di determinanti sociali. Alcuni gruppi hanno perso l’uso della lingua romanì, come ad esempio i Gitani in Spagna e i Travellers in Irlanda. Negli altri paesi il suo utilizzo comincia a farsi più raro e molte comunità hanno completamente adottato la lingua locale. Allo stesso tempo, é in corso un processo di standardizzazione del romanì. E’ il frutto della volontà di una parte degli intellettuali rom e dell’Unione Romanì di disporre di una lingua propria e di affermarsi in quanto popolo unito sotto una stessa lingua. Si tratta di un passo importante dal punto di vista culturale, linguistico e anche politico, tenendo conto del fatto che i Rom non hanno una nazione di riferimento.

I Rom in Romania e a Panciu

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